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nel 1972 venne inaugurata la grande diga di Aswan, considerata
una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica
di tutti i tempi, le acque del Nilo invasero centinaia di
migliaia di metri quadrati di territorio creando l'attuale
lago Nasser, lungo oltre 500 km, sommergendo decine di villaggi
e numerosi siti archeologici di grande importanza. In questa
regione si trovavano imponenti templi costruiti sia durante
il Nuovo Regno, nel II millennio a.c., quando la capitale
dell'impero egiziano si trovava a Tebe (l'attuale Luxor),
sia, più tardi, in epoca greco-romana. Tutti conoscono
il più celebre di questi monumenti strappati alle acque
del Nilo, il grande tempio di Ramesse II ad Abu Simbel, che
divenne il simbolo stesso della "campagna di Nubia",
ma pochi si ricordano di tutti gli altri templi che furono
salvati, anche perché, dopo la ricostruzione, non vennero
mai inseriti nei circuiti turistici. Abbandonati a loro stessi
sulle rive inospitali del lago, circondati dalle sabbie del
deserto nubiano, senza strade che ne permettessero l'accesso
via terra, questi templi potevano essere raggiunti solamente
via acqua e l'unica nave che solcava le acque del lago era
un battello che collegava direttamente Aswan con Wadi Halfa,
in Sudan, ad uso esclusivamente commerciale, e non turistico.
Per oltre 30 anni i templi nubiani del lago Nasser caddero
nell'oblio salvo, ovviamente, quelli di Abu Simbel. Fu solo
all'inizio degli anni '90 che si incominciò a pensare
alla creazione di un nuovo circuito turistico che permettesse
la visita di tutti gli altri templi salvati effettuando regolari
crociere sul lago Nasser.
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